Corsa dei tori

Non molti sanno che a Santarcangelo, un tempo, il carnevale si festeggiava in modo alquanto singolare. La città “vantava” la famosa corsa dei tori come a Pamplona.

A Pamplona però i tori inseguono le persone, qui a Santarcangelo avveniva il contrario.

Nell’attuale centro commerciale naturale (via Cavour e Don Minzoni) tutte le parti aperte delle vie venivano chiuse con i palchi per gli spettatori. Centinaia di persone affollavano la via, gridando dalle finestre, dai balconi delle case e dai palchi.

Un toro veniva liberato e correva lungo le vie. Alcuni lottatori istigavano i propri cani, appositamente addestrati per la ferma degli animali, a scagliarsi contro il toro per afferrarlo ad un orecchio con i denti e così bloccarlo. Se riuscivano nell’intento, il cane aumentava il proprio valore ed il proprietario “lottatore” otteneva un notevole premio in denaro.

In un punto strategico (attuale Combarbio) veniva posizionato un grande tino in modo che i lottatori, in caso di pericolo, si potessero rifugiare all’interno.

L’epilogo, spesso tragico per i cani, numerosi colpiti dalle corna del toro con le viscere fuori morivano in poco tempo, portò dunque, per decreto cittadino, alla soppressione del gioco nel 1828.

Ancora è mistero su chi abbia introdotto questo gioco e quando; unica cosa certa: un antico stampo gelosamente custodito nella stamperia Marchi ne tramanda la memoria.