Clemente_XIVGiovanni Vincenzo Antonio Ganganelli nacque a Santarcangelo, il 31 ottobre 1705, al n. 38 dell’attuale via Pio Massani; una lapide sul portone ne ricorda l’evento.

La sua famiglia era di S. Angelo in Vado, nelle Marche, allora Legazione di Urbino; ma il padre Lorenzo, di professione medico, si era trasferito qualche anno prima nella nostra città per svolgervi l’attività di medico condotto di questo territorio (dal 1699 al 1708). Dopo la prematura morte del padre però, la famiglia fu costretta a trasferirsi a Montegridolfo.

Giovanni Vincenzo Antonio nel 1723 divenne frate francescano conventuale, ad Urbino, e, in ricordo del padre, una volta presi gli ordini religiosi, assunse il nome di frate Lorenzo. Nominato Cardinale nel 1759, venne poi eletto papa, all’unanimità dei membri del conclave, il 19 maggio 1769; prese il nome di Clemente XIV, a ricordo del suo predecessore Clemente XIII che lo aveva voluto Cardinale. Morì a Roma il 22 settembre 1774, dopo poco più di cinque anni di pontificato.

Il suo atto più importante da pontefice – e senz’altro il più ricordato – fu certamente la soppressione dell’ordine dei Gesuiti, decretato nel 1773. L’ordine religioso dei gesuiti era stato fondato da S. Ignazio di Loyola circa due secoli prima, per riaffermare il valore della tradizionale dottrina cattolica ed il predominio della chiesa di Roma su quella protestante. Secondo alcuni storici lo scioglimento dei gesuiti, divenuti nel frattempo troppo potenti, fu deciso solo per ubbidire al volere della Spagna e delle altri corti borboniche, che esercitarono fortissime pressioni sul papa santarcangiolese. Questa interpretazione è però troppo facile e riduttiva perché ritiene Papa Clemente XIV solo un “timido strumento” mosso esclusivamente dal volere delle grandi potenze, che ne avevano guidato la sua elezione a papa. Di fatto invece, con questa decisione, egli ha, più o meno consapevolmente, dato una accelerazione al processo di rinnovamento delle idee in atto nella società del ‘700 e contribuito alla crisi dell’antico regime, del quale i Gesuiti erano una componente fondamentale.

Di questo papa santarcangiolese però è giusto ricordare anche il suo forte amore per l’arte ed i suoi interventi per la conservazione delle opere d’arte dell’antichità; a lui infatti si deve la fondazione dell’importante museo Pio-Clementino, grazie all’acquisto e al recupero di diverse opere dell’antichità, trascurate e sparse per Roma o destinate ad essere portate presso le corti straniere. Egli fu così il primo pontefice che fece del Vaticano un centro fortemente attivo nella conservazione e valorizzazione delle opere d’arte dell’antichità. Significativo fu anche il suo interesse per l’arte teatrale; per suo volere, tra l’altro, la Chiesa tolse il divieto alle donne di recitare in teatro.