Un leone a Santarcangelo (intervista a Giuseppe Zangoli)
Era la seconda metà degli anni ’60. Qui a Santarcangelo c’era un circo, che aveva anche gli animali. Una mattina ci fu un fuggi fuggi generale, con la gente che si rifugiava nella pescheria. Erano usciti tre leoni dalla gabbia! Due furono ripresi, mentre un giovane leoncello è andato nel reparto dove c’erano le gazzelle. Così, hanno dovuto abbatterlo. Il nano del circo ha caricato questo leoncello di un quintale, l’ha portato al macello chiedendo che gli venissero tolte le unghie per fare degli amuleti. L’incaricato alla macellazione era Fafìn, un “personaggio” di Santarcangelo che era stato sindaco, aveva fatto la liberazione e gli piacevano le donne. Allora Fafìn ha tolto la pelle che è ancora conservata alla Stamperia Marchi, e quando ha visto la carne ha pensato bene di mangiare il leone! Il metodo scientifico era questo: ha buttato ai gatti dei pezzi di carne di leone, e ha osservato il loro comportamento. I gatti mangiavano la carne, la carne dunque era buona. Suo cognato aveva un’osteria, l’osteria da Brudet. Quella sera si prepararono tagliatelle al ragù di leone e lombo di leone in salmì.